L’11 settembre il mondo scoprì, ancora una volta, cosa significa essereVigili del Fuoco.
Uomini e donne che entrarono dove tutti cercavano di uscire. Che affrontarono il fuoco, il crollo, la paura, pagando un prezzo altissimo per salvare altre vite.
Da allora sono diventati, nell’immaginario collettivo, eroi universali.

Ma c’è una contraddizione che non possiamo ignorare: gli eroi vengono celebrati nelle emergenze e troppo spesso dimenticati quando si spengono le telecamere.

Accade negli Stati Uniti, è accaduto dopo Ground Zero e accade anche da noi.

Ogni volta che c’è un incendio, un terremoto, un’alluvione, una tragedia, i Vigili del Fuoco diventano il simbolo dello Stato che non arretra. Poi torna la normalità e tornano anche carenze di personale, mezzi e strutture da adeguare, rischi professionali, esposizione a sostanze pericolose, tutele insufficienti e una valorizzazione economica e professionale che continua a essere rinviata.

La gratitudine non può vivere soltanto nelle commemorazioni.


Se davvero consideriamo i Vigili del Fuoco degli eroi, dobbiamo dimostrarlo ogni giorno: investendo nella loro sicurezza, nella salute, negli organici, nei mezzi, nelle condizioni di lavoro e nel riconoscimento della loro professionalità.

L’11 settembre ci ricorda il loro coraggio. Il giorno dopo dovrebbe ricordarci i nostri doveri verso di loro.